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Bambini di Chernobyl onlus
E' meglio accendere una piccola candela
che maledire l'oscurità |
UNA TRAGEDIA DA NON DIMENTICARE
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L'esplosione del reattore della centrale di Chernobyl, in Ucraina, sprigionò una nube radioattiva che, a causa della direzione dei venti, investì parte della Bielorussia e successivamente, in forma più lieve, i paesi scandinavi sino a giungere anche in Italia. Sulla sola Bielorussia cadde il 70% della nube radiottiva. Vanno ricordati i 2000 morti ed i 6500 malati o invalidi che cercarono di porre rimedio al disastro. Non dimentichiamo che la mortalità infantile in Bielorussia supera il tasso di natalità del 60% e 800mila bambini Bielorussi ed Ucraini rischiano di ammalarsi di una vasta gamma di malattie correlate agli effetti della radioattività: dalla leucemia ad ogni tipo di insorgenza tumorale, fino a quelle causate da un generale abbassamento delle naturali difese immuniarie. Quasi l'11% dei bambini compresi fra i 10 ed i 14 anni sono affetti da forme tumorali maligne, una percentuale che cresce fra i 5 ed i 9 anni (14%) e che supera il 15% nei bambini tra 0 a 4 anni. Di questa catastrofe umana ed ambientale il mondo sembra essersene dimenticato la realtà è che i 7 milioni di abitanti che popolano l'area contaminata (dei quali 3 milioni sono bambini) sono destinati a subire gli effetti delle radiazioni per molte delle future generazioni. Per avere un'idea del danno subito, è sufficiente sapere che le radiazioni sprigionate dal reattore n. 4 di Chernobyl sono state pari a più di 200 volte il livello delle due atomiche di Hiroshima e Nagasaki. A distanza di anni dal disastro, sono ancora moltissimi i bambini e le famiglie costrette a vivere nelle zone colpite dal disastro. Più di 200mila bambini nella sola regione di Gomel, al sud della Bielorussia, abitano in aree definite "altamente contaminate", costretti a nutrirsi di cibi da loro prodotti e coltivati in terreni con una contaminazione radioattiva anche 8.000 volte superiore alla soglia di rischio.
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